Introduzione
Il disorientamento tipico dell’adolescente e del giovane adulto è per l’appunto una caratteristica propria di questa fascia d’età e, certamente, lo è sempre stata in ogni singolo momento della storia dell’essere umano.
La grande differenza con questo specifico istante della storia umana, di questa cultura occidentale (ma ormai, non più solamente di quella) è la disgregazione quasi totale di quelle strutture culturali, di istituzioni il cui ruolo era espressamente quello di accompagnare l’individuo nella fase adulta della propria vita, infondendogli un senso di scopo, una direzione, un sistema di orientamento.
Mi riferisco nello specifico a tutte quelle tradizioni ritualistiche, riti di iniziazione di ogni forma e provenienza, che nell’epoca moderna cedono il posto alla volontà del giovane o della giovane di affrontare il percorso che li porterà a diventare adulti.
Mi spiego meglio con alcuni esempi.
Riti di iniziazione ed il passaggio alla vita adulta
Per alcune tribù di nativi americani era consuetudine inviare i propri figli, ancora molto piccoli, a volte appena puberali, completamente da soli nei boschi affinché, nella loro personale lotta per la sopravvivenza in queste circostanze, uscissero dalla foresta trasformati, diventati cioè oramai adulti e capaci di badare a sé stessi. Molto spesso la speranza esplicita di questa procedura era quella di mettere il bambino in uno stato di difficoltà tale da indurre in esso sogni ed allucinazioni in cui il futuro spirito guida del giovane sarebbe dovuto apparire per la prima volta, svelando segreti personali e prestando soccorso.
D’altro canto, senza necessariamente allontanarci troppo dalla nostra stessa cultura, quando ci guardiamo alle spalle ci rendiamo presto conto che forse l’ultima di questa tipologia di istituzioni che per noi svolgeva un simile ruolo iniziatore era il matrimonio. Il rito matrimoniale sanciva l’uscita dal grembo familiare e l’effettivo passaggio ad uno stato di responsabilità individuale coincidente con la vita adulta della persona.
Tutti questi erano in un certo senso passaggi obbligati. Da un lato, è naturale che questa imposizione portasse con sé un certo grado di oppressione, di limitazione della scelta personale. Dall’altro, l’esistenza stessa di questi riti di iniziazione, diffusi praticamente da sempre in ogni cultura umana, rappresentava una soluzione culturale ad un problema naturale.
Il significato per l’essere umano
Nel bene o nel male l’essere umano è un animale peculiare nella misura in cui esso non esiste solamente all’interno di una dimensione biologica, ma anche in una dimensione di significato. Questo non significa che l’Uomo sia l’unico animale a viversi questa doppia natura, ma certe caratteristiche umane per la maggior parte legate ai lobi frontali (linguaggio, ragionamento, mentalizzazione) fanno sì che il ruolo del significato nell’esistenza dell’individuo umano possieda un peso molto più decisivo rispetto ad altre forme di vita.
Nell’essere umano la vita istintiva si trasforma in un qualcosa di più esplicito, di più interrogativo. L’essere umano è in grado di porsi delle domande rispetto alle proprie azioni, alle proprie tradizioni. Insomma, l’essere umano è in grado di chiedersi “Perché?”.
Maturare per l’individuo umano significa trovare delle risposte a queste domande e questa è un’impresa che spesso sfiora i limiti dell’impossibile.
È nostra caratteristica da sempre trovare la nostra biologia troppo stretta per venire incontro alle nostre esigenze di significato e dunque cerchiamo, cerchiamo oltre, un Dio o degli dei, cerchiamo lo Spirito oltre che la materia e fondiamo istituzioni che facciano per noi quello che la nostra fisiologia non riesce a fare: fornirci un sistema di orientamento, una direzione che soddisfi i nostri bisogni esistenziali.
Nel mondo moderno queste istituzioni si sono dissolte ed il problema del disorientamento giovanile è un problema che trova sempre meno una pronta soluzione.
Il giovane individuo deve compiere delle libere scelte, deve scegliere se intraprendere o meno certi percorsi, che comporteranno certi passaggi, piuttosto che tutto ciò gli sia imposto dalla propria cultura.
E sebbene sia indiscutibilmente apprezzabile il liberalismo di una simile situazione, questa nuova dinamica prevede nel giovane individuo una maturità tale per compiere da solo simili scelte che, per definizione, non possiede.
Ecco che questo paradosso è l’epicentro del problema che voglio affrontare e a cui mi dedicherò di seguito.
Linee guida per giovani disorientati
Quindi ora mi rivolgo a te, giovane disorientato, sia che tu sia un giovane di 15, 20, 25, 30 o 50 anni (sì perché magari senti di non essere mai riuscito a diventare veramente adulto, in un mondo che non ti ha più saputo spiegare come farlo).
Diventare adulto, maturare, orientarsi nella vita che va avanti significa per l’appunto assumere un qualche tipo di sistema di orientamento. Il tuo Nord, Sud, Est ed Ovest saranno ciò su cui ripiegherai quando dovrai rispondere ai Perché che inevitabilmente la vita ti porrà davanti. E non è detto che questi punti cardinali debbano essere per sempre incisi nella pietra, spesso è proprio un bene che non lo siano. L’importante è realizzare che ognuno di noi li possiede, volente o nolente, che ci abbia o meno riflettuto, che li abbia o meno assorbiti coscientemente.
Questo è il mio primo appello, la mia prima linea guida. Tutto comincia sempre da una profonda riflessione sul proprio sistema di orientamento, ovvero sul proprio sistema di valori.
Senza di esso o equipaggiati con quello sbagliato la vita ci scorre attraverso lasciandoci cadere all’indietro, per sempre facili prede di ogni tipo di ansie, angosce, depressioni e dipendenze.
Ma da dove partire per riflettere sui propri valori ed iniziare a costruirsi un sistema di orientamento che possa fornirci quel significato che ci sostiene nei momenti duri della vita? Da una semplice considerazione, che, se messa in pratica, farà tutta la differenza: le conseguenze delle tue azioni contano. Realizzare che ciò che si compie (o che non si compie) ha un impatto sul mondo e che questo impatto è importante comporta necessariamente la realizzazione della propria responsabilità nei confronti di sé stessi e del prossimo. Ed è proprio in questo senso di responsabilità che troverai l’origine di ogni significato.
Questa è, dunque, la mia seconda linea guida: cerca ed accogli la responsabilità anche nelle piccole cose, perché solo attraverso di essa le tue azioni acquisiranno significato.
La terza ed ultima linea guida è la più importante. In un mondo collettivo, in cui troppo spesso il singolo si confonde con la massa e che, nascondendosi dietro alla massa, abdica le proprie responsabilità o pensa di assolverle identificandole con la massa, l’antidoto è custodire la propria individualità. Ogni cosa bella, ogni cosa brutta, ogni pace ed ogni guerra originano nell’individuo. L’individuo che riflette e fa tesoro della propria responsabilità individuale, che si mette in dubbio produttivamente e che non cerca sempre il colpevole all’esterno compone una collettività che non è massa, ma insieme di individui intenti a migliorare sé stessi. L’individuo responsabile è consapevole che il cambiamento in meglio del mondo è solo un riflesso secondario del proprio miglioramento personale, della costante riflessione sul proprio sistema di valori, della responsabilità di prendersi attenta cura delle proprie immediate circostanze.
Per concludere, l’antidoto al disorientamento è la realizzazione che le proprie azioni contano e che accogliere il senso di responsabilità intrinseco a questa realizzazione sarà l’origine del senso della propria esistenza. Tutto intorno a noi, in ogni momento, il mondo ci offre piccole e grandi opportunità per accogliere nuove responsabilità e, dunque, nuovi significati. L’origine della propria crescita personale coincide con il saperli vedere e cogliere. Questa, infine, dipende dalla propria volontà di pensare abbastanza in piccolo, di essere umili abbastanza per iniziare da noi stessi.

