Oggi voglio parlare di qualcosa che penso possa, nella sua semplicità, trasformare come gestire il proprio tempo, le proprie risorse, la propria vita.
Partiamo dal principio, dall’organo del corpo che ospita chi siamo.
Partiamo dal cervello.
Non è una novità che il cervello umano sia una delle entità più complesse dell’universo conosciuto, ma alla base di tutta la sua complessità c’è una chiara e semplice missione: sopravvivere.
Per farlo, abbiamo bisogno solamente di due cose:
- un sistema di APPROCCIO, che governi tutti quei comportamenti di avvicinamento a qualcosa valutato positivamente, a degli obiettivi;
- ed un sistema di ALLONTANAMENTO, che regoli la nostra ritirata di fronte a stimoli pericolosi, o, più in generale, che giudichiamo negativamente.
Da un punto di vista neurochimico, i due sistemi utilizzano molti neurotrasmettitori diversi, ma la maggior parte delle strutture profonde appartenenti al sistema di approccio e ricompensa utilizza la DOPAMINA.
Tra l’altro, moltissime delle strutture sottocorticali che governano il movimento utilizzano la dopamina come neurotrasmettitore.
Quindi, dopamina, movimento, approccio, ricompensa … la trama si infittisce!
Ecco la chiave:
Quando ci muoviamo verso un obiettivo stiamo ingaggiando quei circuiti della ricompensa che sono stati evolutivamente progettati per farci sentire… bene.
Quegli stessi sistemi che regolano la nostra motivazione a rincorrere obiettivi governano anche le nostre emozioni positive.
E questo, da un punto di vista evolutivo, ha senso.
Ha senso che belle sensazioni mi incentivino a perseguire cibo, un partner, una carriera, delle amicizie. Ha senso, al contrario, che brutte sensazioni mi scoraggino dall’avvicinarmi a ciò che può per me essere pericoloso.
Dunque, due cose.
Primo. Questi sistemi possono essere dirottati. Droghe, alcol, gioco d’azzardo e, ormai lo sappiamo, internet e social media sono in grado di aggrapparsi così potentemente ai nostri sistemi di ricompensa da chiuderci nella prigione della dipendenza. L’iperstimolazione di questi circuiti esaurisce in fretta la loro capacità di sprigionare emozioni positive. Quando iper-stimolati essi ci spingono alla ricerca di sensazioni ormai diventate spiacevoli, ma di cui non è più possibile fare a meno.
Secondo. Conoscendo tutto questo, NOI STESSI possiamo “dirottare” questi sistemi a nostro vantaggio. Noi stessi possiamo prendere il controllo della nostra neurofisiologia e massimizzare la nostra emotività positiva ponendoci sempre in relazione ad un obiettivo.
Droghe, alcol e tutto ciò che causa brutte dipendenze sono falsi obiettivi, vuote illusioni che il nostro cervello scambia per qualcosa che vale la pena perseguire.
Ora, dunque, tutto quello che resta da fare è capire quali obiettivi, se posti di fronte al nostro sistema di APPROCCIO, migliorerebbero la nostra esistenza, facendoci sentire, mentre li raggiungiamo, ingaggiati in un percorso significativo.

